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Lo Studio pubblica le «newsletter», che illustrano le principali novità giuridiche ed amministrative nei campi che interessano la propria  clientela, cui esse sono riservate ed a cui vengono rimesse gratuitamente. I contributi scientifici, tecnici e divulgativi, redatti a cura dei singoli dipartimenti dello Studio, sono di proprietà dei rispettivi Autori, soci o associati dello Studio. A cadenza più ravvicinata sono, invece, inviate le «flashnews», che informano in modo essenziale sulle più recenti interpretazioni giurisprudenziali e amministrative attinenti alle materie trattate nelle newsletter. Le informazioni che si evincono dalle newsletter e dalle flashnews non costituiscono ovviamente espressione di attività professionale, sicché lo Studio non può ritenersi responsabile per qualsiasi uso fattone in carenza della richiesta di uno specifico parere. In questa sezione viene pubblicata periodicamente l'ultima flashnews inviata.

AGOSTO 2018

L'UNI, l'ente italiano di normazione nel cui Consiglio Direttivo siedono i rappresentati dei più importanti Ministeri, ha pubblicato due Prassi di Riferimento: la 33:2017, che individua i princìpi organizzativi e di gestione dei rischi connessi all'esercizio della professione legale in forma organizzata, e la 42:2018, che definisce il sistema di gestione per la prevenzione e il contrasto del bullismo in ambito scolastico e nelle organizzazioni rivolte a minorenni.

Le Prassi di Riferimento sono documenti che introducono prescrizioni tecniche o modelli applicativi settoriali di norme tecniche, linee-guida elaborate nell’ambito di formali «Tavoli», costituiti dai rappresentanti delle organizzazioni che hanno chiesto all’ente di unificazione di definire il documento, verificata l’assenza di norme o progetti di norma allo studio sullo stesso argomento.

L'avv. Emanuele Montemarano è stato il Responsabile di Progetto («Project Leader») nei Tavoli che hanno elaborato queste due Prassi.

LUGLIO 2018

ATTI SESSUALI CON MINORENNI: ININFLUENTE IL CONSENSO

La Terza Sezione Penale della Cassazione ha ribadito, nella sentenza n. 23205 del 23 maggio 2018, che il delitto di atti sessuali con minorenne (art. 609-quater cod. pen.) si configura anche in caso di atti cui lo stesso abbia prestato consenso; ciò in quanto il bene giuridico tutelato non è la libertà di autodeterminazione dei minori, bensì la loro integrità psico-fisica, nella prospettiva di un corretto sviluppo della personalità sessuale.

VIDEOSORVEGLIANZA: LAVORO, PRIVACY E MODELLI ORGANIZZATIVI

La Circolare n. 302, emanata dall'Ispettorato Nazionale del Lavoro il 18 giugno 2018, chiarisce che le esigenze legate alla sicurezza, che possono giustificare ai sensi dell'art. 4 Stat. Lav. l'installazione di impianti di videosorveglianza nei luoghi di lavoro, devono essere indicate nel documento di valutazione dei rischi. A sua volta, in forza di quanto disposto dall'art. 30, comma 1, lett. b), D.Lgs. n. 81/2008, il modello organizzativo idoneo ad avere efficacia esimente della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni, di cui al D.Lgs. n. 231/2001, dev'essere adottato ed efficacemente attuato assicurando un sistema aziendale per l'adempimento di tutti gli obblighi giuridici relativi alle attività di valutazione dei rischi.

È LEGITTIMO «ADDEBITARE» L'IMU AL CONDUTTORE?

La Terza Sezione Civile della Cassazione ha rimesso al Primo Presidente della Corte (ordinanza n. 28437 del 28 novembre 2017), perché ne valuti l'assegnazione alle Sezioni Unite, la questione relativa alla nullità, per contrasto con l'ordine pubblico costituzionale, in particolare con il principio di capacità contributiva sancito dall'art. 53 Cost., del patto di traslazione dal locatore al conduttore delle imposte relative al contratto di locazione ed all'immobile locato (ad esempio dell'Imu). Permangono infatti tuttora i contrasti giurisprudenziali tra chi ritiene che l'art. 53 ponga dei limiti solo al legislatore (che non può esigere l'imposta in ragione della capacità contributiva di soggetti diversi dal contribuente) ma non anche ai privati, i quali sarebbero liberi di assolvere ai propri doveri contributivi secondo le modalità ritenute più consone, e chi ritiene il patto di traslazione dell'imposta un illecito trasferimento dell'onere tributario in capo ad un soggetto diverso dal contribuente.

SEQUESTRO PREVENTIVO PER LE PAGINE FACEBOOK DIFFAMANTI

È legittimo il sequestro preventivo della pagine Facebook di chi è indagato per diffamazione per aver ripetutamente offeso la reputazione di più persone. Lo ha stabilito la Quinta Sezione Penale della Cassazione con la sentenza n. 21521/17, depositata il 15 maggio 2018.

TASSO D'USURA: COMPUTABILE IL COSTO DELLA POLIZZA ASSICURATIVA

Il contratto di assicurazione accessorio a quello di finanziamento stipulato al fine di tutelare l'istituto finanziario per il rischio di insolvenza del soggetto finanziato non è concluso nell'interesse dell'assicurato, bensì della finanziatrice, beneficiaria della prestazione economica per l'ipotesi di avveramento dell'alea contrattuale. Secondo l'ordinanza n. 9298, depositata dalla Prima Sezione Civile della Cassazione il 16 aprile 2018, a ciò consegue che il costo della polizza non è da escludere dal computo del tasso di usura, in quanto sostanzialmente imposto dalla società finanziaria per garantirsi.

ART. 18 DELLO STATUTO: COSTITUZIONALE LA RIFORMA FORNERO

La Corte Costituzionale (sentenza n. 86 del 23 aprile 2018)  ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 18, quarto comma, dello Statuto dei lavoratori, come sostituito dall'art. 1, comma 42, lett. b), L. n. 92/2012, sollevata in riferimento all'art. 3 Cost., nella parte in cui attribuisce natura risarcitoria, anziché retributiva, alle somme di denaro che il datore di lavoro è tenuto a corrispondere in relazione al periodo intercorrente dalla pronuncia di annullamento del licenziamento e di condanna alla reintegrazione nel posto di lavoro provvisoriamente esecutiva fino all'effettiva ripresa dell'attività lavorativa o fino alla pronuncia di riforma della prima. La disposizione citata, invero, è coerente al contesto della fattispecie disciplinata, connotata dalla correlazione di detta indennità ad una condotta contro diritto del datore di lavoro e non ad una prestazione di attività lavorativa da parte del dipendente.

IL SIGNIFICATO DELLE TABELLE MEDICO-LEGALI

La Terza Sottosezione della Sesta Sezione Civile della Cassazione, nell'ordinanza n. 10912 del 7 maggio 2018, ha chiarito che quando una tabella predisposta con criteri medico-legali suggerisce, per una certa menomazione, un grado di invalidità - quale, ad esempio, quello del 50% - questa percentuale indica che l’invalido, a causa della menomazione, sarà teoricamente in grado di svolgere la metà delle ordinarie attività che una persona sana, dello stesso sesso e della stessa età, è in grado di svolgere.

LE SANZIONI TRIBUTARIE QUANDO C'È «MERA VIOLAZIONE FORMALE»

L'ordinanza n. 14933, depositata l'8 giugno 2018 dalla Quinta Sezione Civile della Cassazione, ricorda che l'art. 6, comma 5-bis, D.Lgs. n. 472/1997 ha definito la nozione di «mera violazione formale», non punibile ai sensi dell'art. 10, comma 3 L. n. 212/2000, stabilendo che essa sussiste allorché la violazione sia priva di incidenza sulla determinazione della base imponibile dell'imposta e sul versamento del tributo e sia inidonea ad arrecare pregiudizio all'esercizio delle azioni di controllo. Tali requisiti, peraltro, devono ricorrere congiuntamente ai fini della non sanzionabilità delle violazioni meramente formali.

«SÌ» SOLO AI CONTRATTI STIPULATI DAI SINDACATI RAPPRESENTATIVI

L'Ispettorato Nazionale del Lavoro, con nota del 20 giugno 2018, ha evidenziato che, in base all'art. 1, comma 1175, L. n. 296/2006, i benefici normativi e contributivi previsti dalla normativa in materia di lavoro sono subordinati non soltanto al possesso del Durc, ma pure al rispetto degli accordi e contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Nel settore terziario, ad esempio, secondo l'Ispettorato questi contratti sono soltanto quelli stipulati dalle associazioni di categoria aderenti a Cgil, Cisl e Uil e quindi emerge la necessità di fondare sulla disposizione di legge le azioni di contrasto del fenomeno del dumping contrattuale nei confronti delle aziende che non li applicano.

I PRODUTTORI NON SONO RESPONSABILI DEI DANNI DA FUMO

La sentenza n. 11272, depositata dalla Terza Sezione Civile della Cassazione il 10 maggio 2018, ha escluso un qualsiasi nesso causale tra la condotta dei produttori e distributori di sigarette ed il danno alla salute patito dai fumatori. Da un lato, infatti, la dannosità del fumo costituisce da tempo dato di comune esperienza e, dall'altro, anche a voler configurare una responsabilità civile in capo al produttore, si perverrebbe ugualmente ad escludere il nesso di causalità in applicazione del principio della causa prossima di rilievo, costituito nella specie da un atto di volizione libero, consapevole ed autonomo di soggetti dotati di capacità di agire, qual è la scelta di fumare nonostante la notoria nocività del fumo.

STUDI DI SETTORE: NON CONVIENE SOTTRARSI AL CONRADDITTORIO

La Quinta Sottosezione della Sesta Sezione Civile della Cassazione ha ribadito (ordinanza n. 14159 del 4 giugno 2018) che la procedura di accertamento standardizzato mediante parametri o studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è per legge determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli standard in sé considerati, ma nasce solo in esito al contraddittorio, da attivare obh1igatoriamente con il contribuente, pena la nullità dell'accertamento. Il contribuente può legittimamente sottrarsi al contraddittorio endoprocedimentale, assumendosene le conseguenze, perché in tal caso l'Ufficio può motivare l'accertamento sulla sola base dell'applicazione degli standard.

 LA MALATTIA SOSPENDE IL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE

Secondo la Sezione Lavoro della Cassazione (ordinanza n. 13267 del 28 maggio 2018) il certificato medico, se idoneo a giustificare l'assenza dal lavoro per infermità, e quindi a costituire valida dispensa dall'obbligo di prestazione lavorativa, non può non avere equivalente valore per consentire la possibilità di esercizio del diritto di essere sentito oralmente dal datore di lavoro, attraverso il suo legittimo differimento per la documentata infermità.

LICENZIAMENTO G.M.O. ILLEGITTIMO: SPETTA ANCHE IL PREAVVISO

La tutela esclusivamente risarcitoria prevista dall'art. 18 Stat. Lav., come riformato dalla Legge Fornero, per il licenziamento per giustificato motivo giudicato illegittimo non esclude il diritto del lavoratore a percepire anche l'indennità di preavviso: lo ha stabilito la Sezione Lavoro della Cassazione con la sentenza n. 14192 del 4 giugno 2018.

DANNO DA RITARDATO RILASCIO DELL'IMMOBILE DATO IN COMODATO

Il danno derivante dall'avere continuato ad occupare senza titolo un immobile, pur dopo la cessazione dell'originario contratto di comodato, non è un danno «in re ipsa», ma un «danno conseguenza», che deve essere allegato e provato da parte del proprietario, ad esempio mediante la dimostrazione della sua intenzione concreta di concederlo in locazione durante tale periodo, ovvero mediante la dimostrazione di avere sostenuto spese che altrimenti non avrebbe dovuto affrontare per risiedere egli stesso durante tale periodo in un altro immobile, ovvero ancora mediante la dimostrazione di avere avuto concreta intenzione nel frattempo di venderlo. Lo ha affermato la Terza Sezione Civile della Cassazione nella sentenza n. 13071 del 25 maggio 2018.

NON SEMPRE LA MINIMA VIOLENZA È ABUSO DEI MEZZI DI CORREZIONE

Ad avviso della Sesta Sezione Penale della Cassazione (sentenza n. 20236 depositata l'8 maggio 2018) non commette il reato di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina (art. 571 cod. pen.) l'insegnante che trattenga per un braccio un'alunna minorenne, esercitando un atto di minima violenza fisica e morale, solo al fine di evitare le reazioni dei compagni di classe agli atteggiamenti e ai comportamenti aggressivi della stessa minore, che disturbava l'andamento delle lezioni con calci, sberle e «pizzicotti».

CONDANNATI GENITORI E SCUOLA PER GLI ATTI DI BULLISMO

Il Giudice dott.ssa Annalisa Chiarenza, della Tredicesima Sezione Civile del Tribunale di Roma, nella sentenza n. 6919 del 4 aprile 2018 ha condannato in solido a risarcire i danni cagionati ad un alunno oggetto di atti di bullismo da parte di altro alunno - atti di cui erano stati informati sia il Preside che il Collegio docenti, tramite il rappresentante di classe - il bullo, la scuola (in applicazione dell'art. 2048 cod. civ., che rende i precettori responsabili del danno causato dal fatto illecito dei loro allievi nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza) e i genitori del bullo (a titolo di «culpa in educando», sempre in base all'art. 2048, per non avere impartito al figlio un'educazione adeguata).

IL TEMPO PER INDOSSARE LA DIVISA È ORARIO DI LAVORO?

La Sezione Lavoro della Cassazione, nella sentenza n. 7738 del 28 marzo 2018, ha stabilito che se è data facoltà al lavoratore di scegliere il tempo e il luogo ove indossare la tenuta di lavoro, quindi anche al proprio domicilio, la relativa attività rientra tra gli atti di «diligenza preparatoria» e, come tale, non dev'essere retribuita; se, invece, la vestizione deve svolgersi sul luogo di lavoro e nel tempo determinato dal datore di lavoro, la stessa rientra nel lavoro effettivo e, di conseguenza, va retribuita. Nei casi, comunque, in cui la retribuibilità, o meno, del tempo di vestizione è disciplinata espressamente dal contratto collettivo è ad esso che le parti debbono sottostare.

MANUTENZIONE STRAORDINARIA A CARICO DEL COMODATARIO

Il comodatario che, al fine di utilizzare il bene, debba affrontare spese di manutenzione straordinaria (non riconducibili alla categoria delle spese straordinarie necessarie e urgenti per la conservazione della cosa) può liberamente scegliere se provvedervi o meno ma, se decide di affrontarle, lo fa nel suo esclusivo interesse e non può conseguentemente pretenderne il rimborso dal comodante (Cassazione, Prima Sezione Civile, 14 giugno 2018, n. 15699, ord.).

IMBRATTAMENTO DELLA CITTÀ RESTA REATO

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 102 del 17 maggio 2018, ha ritenuto inammissibili le questioni di legittimità dell'art. 639 cod. pen., nel testo riformato nel 2009, che punisce chiunque deturpa o imbratta beni immobili o mezzi di trasporto pubblici o privati con la pena della reclusione da uno a sei mesi o della multa da 300 a 1.000 euro (se il fatto è commesso su cose di interesse storico o artistico, si applica la pena della reclusione da tre mesi a un anno e della multa da 1.000 a 3.000 euro). Con la sentenza di condanna il giudice, ai fini della sospensione condizionale della pena, può disporre l’obbligo di ripristino e di ripulitura dei luoghi ovvero, qualora ciò non sia possibile, l’obbligo di sostenerne le spese o di rimborsare quelle a tal fine sostenute, ovvero, se il condannato non si oppone, la prestazione di attività non retribuita a favore della collettività per un tempo determinato comunque non superiore alla durata della pena sospesa.

L'ADOZIONE ESTERA DA PARTE DI UNA COPPIA OMOSESSUALE

Con l'ordinanza n. 14007 del 31 maggio 2018 la Prima Sezione Civile della Cassazione ha deciso che il Sindaco non può rifiutare di trascrivere nei registri degli atti di nascita la «stepchild adoption» concessa all'estero ad una coppia omosessuale, che abbia contratto matrimonio in base alla legge del Paese di origine, dal momento che nella normativa eurounitaria è escluso il riconoscimento delle decisioni emesse da uno Stato membro, se automatico, nei soli casi di manifesta contrarietà all'ordine pubblico.

SE LA CESSIONE D'AZIENDA VIENE DICHIARATA ILLEGITTIMA

Una volta dichiarata l'inefficacia nei confronti del lavoratore della cessione del ramo d'azienda per difetto dei presupposti di cui all'art. 2112 cod. civ., il pagamento della retribuzione da parte del cessionario per il periodo in cui il dipendente ha svolto la sua prestazione lavorativa nel ramo ceduto costituisce un pagamento consapevolmente effettuato da un soggetto che non è il vero creditore della prestazione, e dunque un adempimento del terzo, cui consegue la liberazione del vero obbligato (il cedente), in applicazione del principio generale posto dall'art. 1180, primo comma, cod. civ. Il lavoratore, pertanto, non potrà ottenere dal cedente la medesima retribuzione già corrispostagli dal cessionario, ma soltanto le eventuali differenze rispetto a quanto avrebbe percepito alle dipendenze del primo. Lo ha argomentato la Sottosezione Lavoro della Sesta Sezione Civile della Cassazione nell'ordinanza n. 14136 del 1° giugno 2018.

LE ESCLUSIONI DALL'OBBLIGO DI TRACCIABILITÀ DELLE RETRIBUZIONI

In base all'art. 1, comma 910, L. n. 205/2017, dal 1° luglio 2018 i datori di lavoro ed i committenti che corrispondono ai lavoratori, subordinati o no, la retribuzione ed ogni suo anticipo devono utilizzare modalità tracciabili, sicché non possono ricorrere al denaro contante. Sono esclusi dall'obbligo, oltre ai dipendenti pubblici, i rapporti di lavoro domestico, i rapporti di lavoro occasionale autonomo, i tirocini e le borse di studio.

 LA CONFISCA SANZIONA LA MANCANZA DEL MODELLO ORGANIZZATIVO

La sentenza n. 25980, depositata dalla Seconda Sezione Penale della Cassazione il 7 giugno 2018, chiarisce che in tema di responsabilità da reato degli enti collettivi (D.Lgs. n. 231/2001) il profitto del reato oggetto della confisca si identifica con il vantaggio economico di diretta e immediata derivazione causale dal reato presupposto ma, nel caso in cui questo venga consumato nell'ambito di un rapporto sinallagmatico, non può essere ricompresa nel profitto anche l'utilità eventualmente conseguita dal danneggiato in ragione dell'esecuzione da parte dell'ente delle prestazioni che il contratto gli impone. In questa seconda fattispecie il profitto confiscabile va determinato, da un lato, assoggettando ad ablazione i vantaggi di natura economico-patrimoniale costituenti diretta derivazione causale dell'illecito (così da avere riguardo esclusivamente all'effettivo incremento del patrimonio dell'ente conseguito attraverso l'agire illegale) e, dall'altro, escludendo i proventi eventualmente conseguiti per effetto di prestazioni lecite effettivamente svolte in favore del contraente nell'ambito del rapporto contrattuale.

LIBERA PROFESSIONE E DANNI DA LICENZIAMENTO

Qualora si disponga la detrazione dal risarcimento del danno per illegittimo licenziamento di quanto percepito dal lavoratore per l’attività libero professionale, ciò significa che il giudice ritiene implicitamente non compatibile il contemporaneo svolgimento delle due attività (Cassazione, Sezione Lavoro, ordinanza n. 164529 del 21 giugno 2018).

PRIVACY: DAL 25 MAGGIO 2018 E' OBBLIGATORIA LA NOMINA DEL DPO

Il Regolamento UE n. 2016/679 dal 25 maggio 2018 è intervenuto a modificare il codice della privacy. Tra le novità vi è l'obbligatoria introduzione della figura di un RPD - «Responsabile della protezione dei dati personali» (o DPO: Data Protection Officer). Il DPO può essere un soggetto interno o esterno all’azienda; a condizione, tuttavia, che sia in possesso di abilità e competenze giuridiche e che sia professionalmente idoneo a gestire le situazioni di rischio. Dovrà, pertanto, nominarsi una figura apicale, se si deciderà di affidare la funzione ad un soggetto interno; altrimenti dovrà essere nominato un professionista, esperto in materia di privacy, che conosca la realtà e le dinamiche aziendali e che sia in possesso di un'adeguata preparazione specifica, attestata da titoli di studio e di specializzazioni idonei. Il DPO non è un semplice consulente aziendale; le Linee guida sul DPO adottate il 13 dicembre 2016 dal Working Party istituito dall'art. 29 della direttiva n. 95/46  (WP 243), al punto 4.2 stabiliscono: «Qualora il titolare non concordi con le indicazioni fornite dal DPO, è necessario che la documentazione relativa alla DPIA (Valutazione di impatto) riporti specificamente e per iscritto le motivazioni per cui lo stesso titolare ha ritenuto di non conformarsi alle indicazioni ricevute».

 LICENZIAMENTO: IL DANNO BIOLOGICO VA PROVATO DAL LAVORATORE

La Sezione Lavoro della Cassazione, con la sentenza n. 10435 del 2 maggio 2018, ha stabilito che, quando un licenziamento è dichiarato illegittimo ed il datore di lavoro viene condannato al risarcimento dei danni nella misura legale, l'ammontare di tale risarcimento copre tutti i pregiudizi economici conseguenti alla perdita del lavoro e della relativa retribuzione. Ciò non esclude, tuttavia, la possibilità per il lavoratore di fornire la prova di ulteriori danni, compreso il danno biologico, che siano conseguenza solo mediata e indiretta del recesso datoriale. Questo, infatti, non è «in re ipsa», ma va dimostrato e, solo se tale prova sia data dal lavoratore, il giudice può liquidare il danno equitativamente. Il lavoratore deve, pertanto, assolvere l'onere di provare il verificarsi di comportamenti datoriali cui sia da addebitare, in ragione della loro gravità, la lesione del decoro e dell'integrità psicofisica, che devono inoltre essere supportati dall'elemento soggettivo della colpa grave o del dolo dello stesso datore di lavoro.

LICENZIAMENTO PER LA CASSIERA CHE «GONFIA» LA CARTA AZIENDALE

È legittimo, anche in mancanza di affissione del codice disciplinare aziendale, il licenziamento della cassiera di un supermercato gestito da una cooperativa, per avere utilizzato ripetutamente la propria «carta fedeltà» in occasione di acquisti effettuati da clienti che ne erano privi, accumulando a proprio favore uno quantitativo di «punti» non spettanti. Lo ha stabilito la Sottosezione Lavoro della Sesta Sezione Civile della Corte di Cassazione con la sentenza n. 8703 del 9 aprile 2018.

SOCIETÀ SPORTIVE: NON BASTA L'AFFILIAZIONE AL CONI

In tema di agevolazioni tributarie, l'esenzione d'imposta prevista dall'art. 148 D.P.R. n. 917/1986 in favore delle associazioni non lucrative dipende non dall'elemento formale della veste giuridica assunta, ma anche dall'effettivo svolgimento di attività senza fine di lucro, il cui onere probatorio incombe sul contribuente e non può ritenersi soddisfatto dal dato, del tutto estrinseco e neutrale, dell'affiliazione al Coni. Lo ha deciso la Sesta Sezione Civile della Cassazione - Sottosezione 5, con l'ordinanza n. 10393 del 30 aprile 2018.

 MARCIAPIEDI DISCONNESSO E SCIVOLOSO: NESSUN RISARCIMENTO

Una persona conveniva in giudizio il Comune, deducendo di avere subìto un danno a seguito della caduta per avere inciampato a causa delle mattonelle divelte sul marciapiede, reso scivoloso da un manto di foglie, oltretutto in un tratto non idoneamente illuminato per essere l'unico lampione esistente coperto dalle fronde di un albero non potato. La Terza Sottosezione della Sesta Sezione Civile della Cassazione, con l'ordinanza n. 11024 del 9 maggio 2018, ha negato il risarcimento del danno dal momento che l'evento dannoso era occorso in pieno giorno, le condizioni di dissesto del marciapiede erano note alla vittima, abitando essa nelle vicinanze, e l'idoneità dello strato di foglie a provocare una caduta era facilmente percepibile, circostanza che avrebbe dovuto indurre il danneggiato ad astenersi dal transitare per quel tratto di strada. Secondo la Corte Suprema, infatti, il danneggiato, per ottenere il risarcimento, deve dimostrare che lo stato dei luoghi presentava un'obiettiva situazione di pericolosità, tale da rendere molto probabile, se non inevitabile, il verificarsi del sinistro, nonché di avere tenuto un comportamento di cautela correlato alla situazione di rischio percepibile con l'ordinaria diligenza, poiché il caso fortuito può essere integrato anche dal fatto colposo dello stesso danneggiato.

 NON SEMPR È REATO L'ANNOTAZIONE DI UNA FATTURA FITTIZIA

Secondo la Quinta Sezione Penale della Cassazione (sentenza n. 21908 depositata il 17 maggio 2018) non c'è reato, per carenza di dolo specifico, se la registrazione della fattura fittizia non è finalizzata ad evasione fiscale bensì ad annullare gli effetti contabili della precedente annotazione delle fatture, anch'esse fittizie.

RISPONDE DI MALTRATTAMENTI ANCHE IL DOCENTE CHE NON DENUNCIA

È configurabile il concorso per omissione nella realizzazione del delitto di maltrattamenti in famiglia, e non il reato di omessa denuncia, nel fatto di una maestra che assuma un atteggiamento inerte di fronte alle aggressioni fisiche e verbali di alcune colleghe nei confronti degli alunni di un asilo; secondo la Sesta Sezione Penale della Cassazione (sentenza n. 10763 del 9 marzo 2018) ai fini della sussistenza dell'elemento psicologico del delitto (punito dall'art. 572 cod. pen.), anche nella forma del concorso nel reato commissivo mediante omissione, è sufficiente il dolo generico, per la cui sussistenza sono irrilevanti i motivi.

QUANDO LA CHIESA PUÒ RIFIUTARE DI ASSUMERE CHI NON VI ADERISCE

La Grande Sezione della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, nella sentenza del 17 aprile 2018, C-416/16, ha stabilito che l'art. 4, par. 2, della direttiva 2000/78, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, va interpretato nel senso che una Chiesa o una sua organizzazione (nella specie, si trattava dell'Opera della Chiesa Evangelica per la Diaconia e lo Sviluppo) può rifiutare l'assunzione di un  lavoratore non appartenente a nessuna confessione religiosa quando, in rapporto alle mansioni cui adibirlo, la religione costituisce un requisito essenziale, legittimo e oggettivamente giustificato per lo svolgimento dell'attività lavorativa.

È REATO SCATTARE FOTOGRAFIE DI NASCOSTO CON IL CELLULARE

Il reato di molestia, punito dall'art. 660 cod. pen., è integrato da qualsiasi comportamento idoneo a costituire un'interferenza momentanea nella tranquillità del privato, indipendentemente dalla stessa percezione della vittima; sicché - secondo la sentenza n. 9446 depositata il 1° marzo 2018 dalla Prima Sezione Penale della Cassazione - è legittimo il sequestro del cellulare servendosi del quale una donna veniva fotografata di nascosto.

NO ALLE RICHIESTE «GENERICHE» DI ACCESSO AI DOCUMENTI

La Quinta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza n. 1148 del 23 febbraio 2018 ha affermato: a) il diritto di accesso ai documenti amministrativi è esercitabile soltanto se ha ad oggetto atti esistenti e detenuti dall'amministrazione, senza possibilità di accoglimento di domande non corredate dalla prova, anche indiziaria, dell'esistenza degli atti di cui viene chiesto l'accesso; b) nel caso di atti soggetti a pubblicazione obbligatoria (come, ad esempio, quelli relativi ai trasferimenti immobiliari) il diritto di accesso è soddisfatto con la mera loro pubblicazione, senza possibilità per l'interessato di richiedere autenticazioni o identificazioni, che comporterebbero per l'amministrazione una duplicazione di attività e procedimenti amministrativi priva di effettiva utilità.

MENSE SCOLASTICHE: LEGITTIMO IL «NO» AL MENÙ VEGANO

La Sezione Autonoma di Bolzano del Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa del Trentino Alto Adige, con la sentenza n. 35 del 31 gennaio 2018, ha ritenuto legittimo il diniego opposto ad una richiesta, avanzata dai genitori di un alunno di asilo nido, di usufruire di un menù vegano, in applicazione dei generali criteri di ragionevolezza cui deve rispondere l'operato della pubblica amministrazione. In un contesto organizzato secondo princìpi di universalità, ha argomentato il Tribunale, il diritto del singolo assistito dev'essere contemperato con il riconoscimento delle medesime prestazioni a favore degli altri aventi diritto, in una situazione in cui alla configurazione varabile, per quantità e per qualità, della possibile domanda di servizi corrisponde la limitatezza delle risorse.

NULLO IL MATRIMONIO DI TALASSEMICI CHE ESCLUDE PROCREAZIONE

Può essere dichiarata esecutiva la sentenza del tribunale ecclesiastico che dichiara la nullità del matrimonio canonico nel caso in cui la moglie fosse a conoscenza, al momento delle nozze, del fatto che il marito escludesse figli dal matrimonio oltre il preconcepito, essendo i nubendi entrambi portatori di talassemia (Corte di Appello di Cagliari, Prima Sezione Civile, 21 marzo 2018, r.g. vol. giur. n. 45/2018)

L'avv. Emanuele Montemarano è stato nominato dalla Commissione Nazionale per l'Educazione Cattolica in Albania, in qualità di esperto internazionale, componente dell'organismo di progettazione delle politiche di tutela dei minori

 Interviste all'avv. Emanuele Montemarano

project leader Tavolo Uni-Asla per la redazione della Prassi di riferimento per la definizione di un sistema di gestione per l'individuazione e la prevenzione di condotte di bullismo in ambito scolastico

https://m.youtube.com/watch?v=1KVHj6XmtUI

https://www.youtube.com/watch?v=5iKVOZ9HY2k 

 Intervista all'avv. Emanuele Montemarano

presidente dell'Organismo di Vigilanza di ACCREDIA - "Quale certificazione per il biologico" 

https://www.youtube.com/watch?v=xUK6NZvSCXY